• Recensione •
Distorted Fables di Deborah Simeone

Distorted Fables di Deborah Simeone
Deborah Simeone
Distorted Fables

Mondadori
21 marzo 2017
rilegato • 175 pagine
€ 16.00 • amazon.it
Che sia chiaro: la protagonista di questa storia non è la solita principessa delle fiabe. Non è né magra né alta, e neppure bella da far girare la testa. E poi con la gente è spesso intrattabile, dura e spigolosa, proprio come il suo nome, Rebecca. Per lei non ci sono castelli incantati, fatine o scarpette di cristallo, ma un monolocale umido in un condominio chiassoso, e lunghe serate passate in solitudine a guardare serie tv, con in grembo un gatto birmano e nella testa una valchiria-grillo parlante che la sprona a non darsi mai per vinta. Le cose cambiano, però, il giorno in cui Rebecca inizia a lavorare come portinaia in un bel palazzo nel centro di Milano. Qui, nonostante la sua avversione per i rapporti umani, la sua vita si intreccia con quella di alcuni condomini: un settantenne stravagante, ostinatamente aggrappato al ricordo della moglie, una giovane donna devota a un marito che la tradisce neanche tanto di nascosto e una ragazza stregata da un uomo freddo e calcolatore. Tutte fiabe d'amore, e tutte imperfette, come imperfetta è la vita di Rebecca, che ha smesso di credere al "vissero per sempre felici e contenti" nell'istante in cui il suo principe azzurro, anziché salvarla e poi giurarle amore eterno, l'ha mollata senza troppe spiegazioni a un binario della stazione. Ma chissà che Rebecca non scopra, anche grazie ai suoi nuovi amici, che proprio nell'imperfezione si nasconde il segreto per trovare qualche momento di vera felicità...
Recensione
Premessa: questa sarà una recensione-demolizione, e questo vuol dire che sarà molto difficile scriverla perché devo costringermi a farlo col freno a mano tirato per non infierire troppo, senza peraltro potervi garantire che possa riuscirci. No, non esagero. Per avere una vaga idea di ciò che posso aver provato durante la lettura di Distorted Fables, un vuoto ed inconsistente concentrato di luoghi comuni, frasi fatte e banalità trite e ritrite, sappiate che la principale reazione che ho avuto ad ogni pagina è stata questa:

Cersei Lannister
Ma anche questa:

Mary Poppins
Ed infine questa:


Ho emesso tanti di quei profondi sospiri di insofferenza da rischiare l'iperventilazione.
Ma procediamo con ordine.

La protagonista di questa storia, Rebecca, viene mollata da Vincenzo, il suo ragazzo storico, il suo "primo, grande amore" che le frantuma il cuoricino nel bel mezzo della Stazione Centrale di Milano. Come se non bastasse quest'incipit a bruciapelo, tale è il dolore che Rebecca prova per essere stata lasciata che, qualche minuto dopo, entra in una sorta di trance che la porta nel suo cervello (sì, esatto) dove si è appena insediata in pianta stabile tale Crimilde, una specie di... principessa... o guerriera... o principessa guerriera. Non s'è ben capito. Ad ogni modo, pare che la Crimy sia bloccata nella mente di Rebecca, impossibilitata ad uscire, e per iniziare nel modo migliore questa specie di convivenza forzata inizia a coprirla di insulti, simpatica abitudine che si protrarrà negli anni a seguire.

Tre anni dopo, infatti, Crimilde è ancora lì, a continuare a dispensare insulti e consigli, perché Rebecca rimane intrappolata nel solito cliché: ragazza delusa dalla vita, ferita in passato, che si rintana in una specie di "eremitaggio sentimentale" per sfuggire alla possibilità di soffrire ancora e, di fatto, rinunciando a vivere. In teoria il ruolo di Crimilde dovrebbe essere quello della donna sicura, indipendente e combattiva che tenta di far uscire Rebecca dal suo guscio con le maniere forti, ma riesce soltanto a sembrare una maestrina pedante che sottolina quanto di sbagliato ha fatto o continua a fare la protagonista. In sintesi, ammorba sia Rebecca con il suo atteggiamento da Grillo Parlante sia chi si ritrova a leggere il libro, dato che il suo ruolo assolutamente forzato e superfluo serve solo a farci capire di che tenore saranno le metafore e le allegorie utilizzate dall'autrice fino alla fine, cioè al livello delle favolette per bambini.

La protagonista, dal canto suo, oltre al farci scoprire che vive in un mondo popolato da gente dai nomi improbabili come Melchise, Dante, Glauco o Dorothy, trova lavoro come portinaia in un palazzo della Milano bene, esattamente come l'autrice (primo campanello d'allarme). Questo lavoro la porta ad essere spettatrice delle vite di molti condomini, le quali, oltre ad essere molto stereotipate (c'è la zitella acida, il becchino taciturno e solitario, il vecchietto eccentrico, la coppia di anziani coniugi inseparabili...), sono toccate davvero troppo superficialmente. Mi sarei aspettata un approfondimento maggiore sulle loro personalità e sulle dinamiche all'interno del condominio, una maggiore inventiva, ma tutto resta di una banalità e di una noia sconcertanti, nonostante gli sforzi per far sembrare interessanti le giornate in questo palazzo.

Distorted Fables di Deborah Simeone

A proposito di stereotipi, arriviamo alla nostra Rebecca: vagamente nerd, misantropa, sarcastica, cinica, al limite della sociopatia, le piace il sushi, veste quasi esclusivamente di nero, passa le serate guardando serie tv rigorosamente in compagnia del suo gatto (l'autrice ne ha due: secondo campanello d'allarme), e NONOSTANTE TUTTO CIÒ ha pure il coraggio di ribadire in continuazione il suo essere unica, alternativa, incompresa. Lo ripete senza sosta, e per fornire ai lettori la prova inconfutabile di quanto sia speciale si lascia andare ad una dichiarazione forte: "Ho tifato sempre per Wile E. Coyote, io". E GRAZIE AL CA-volo, dico io, dato che il cartoon era fatto apposta perché gli spettatori si immedesimassero nel coyote sfigato.
Ma non è tutto, perché lo stereotipo delle ventiqualcosenni di cui è strapieno il web si completa con numerosi riferimenti alla cultura pop internettiana, infilati a forza per far presa sulle varie fanbase (Harry Potter e Game of Thrones, tanto per capirci) e battutine pungenti ed ammiccanti da Spinoza wannabe (addirittura una sui vegani, quale originalità!) che però non strappano nemmeno mezzo sorriso ma, anzi, fanno partire il cringe potente. A completare il menu, una sfilza di perle pseudofilosofiche su vita, amore e rapporti interpersonali mai sentite prima tipo "Devi chiederti se stai amando il Davide di ora o il ricordo di ciò che lui era quando te ne sei innamorata" oppure "Poi un giorno ti sveglierai e il tuo primo pensiero non sarà più lui. Sarà un altro, ed è così che ricomincerai: dimenticandolo".

You don't say meme

Sono, in parole povere, le stesse frasi che vengono condivise a quintali ogni giorno su Tumblr o su una qualunque pagina Facebook, di quelle che hanno presa facile sul pueblo del uèbbe. E qui scatta il terzo ed ultimo campanello d'allarme, e casca pure l'asino, perché, fra un'imprecazione e l'altra, mi rendo conto che l'autrice del libro in questione ha da anni una pagina proprio su Facebook, in cui dispensa lo stesso genere di ovvietà a qualcosa come OTTANTATREMILA persone. Quindi, a parte il fatto che Rebecca altri non è che Deborah, devo davvero mettermi qui a spiegare le logiche di marketing di chi si è fatto venire l'acquolina in bocca al pensiero di una consistente cifra di copie che sicuramente la gente avrebbe acquistato? No, dai.

Tornando al libro, c'è poco altro da dire: l'iscrizione ad una chat come una sorta di terapia, la conoscenza di tale BlackStar, le paranoie che attanagliano Rebecca che non sa se accettare i suoi inviti ad incontrarsi di persona oppure no... Ah, già, c'è anche la di lei passione per la pittura, attività cui vorrebbe dedicarsi anima e corpo, ma non può perché non ne ha il coraggio, finché il Glauco di cui sopra, uno dei condomini, non la sprona commissionandole un quadro. Il classico click che dovrebbe ridare voglia di vivere e di impegnarsi in un progetto, insomma, ma il processo di creazione di quest'importantissima opera che, cito testualmente, "aveva portato via tempo ed energie" viene menzionato di sfuggita sì e no un paio di volte, sprecando un totale di tre o quattro frasi.

Tutto dimenticabilissimo.
Ci sarebbe ancora qualcosina (non vi dico quant'era lunga la pagina di appunti/sfoghi) ma, davvero, non ho più voglia di soffermarmi oltre su un libro dozzinale come questo, che ha deluso le mie aspettative come pochi altri.
Voto

L'autore
Deborah Simeone da diversi anni scrive d’amore su Facebook nella sua pagina Distorted Fables. Anche lei, come la protagonista del libro, vive a Milano e fa la portinaia in un bel palazzo signorile. Quando non lavora e non va in palestra, si chiude in casa a scrivere, in compagnia dei suoi due gatti. Questo è il suo primo romanzo.

5 commenti:

  1. E' ufficiale: ti adoro. Sarà che apprezzo la vena critica più di quanto apprezzi la capacità di complimentarsi (comincio a pensare di avere un problema, ma potrebbe trattarsi solo di semplice sadismo), ma il modo in cui hai descritto le tue sensazioni e le tue opinioni sul suddetto libro sono state cattive ma non troppo. Critiche senza cattiveria, ecco. Quindi, complimenti per lo sforzo e CONTINUA COSì!
    Lo so che fare recensioni brutte è la conseguenza diretta di una lettura pessima, ma ora mi andrò a cercare tutte le altre stroncature del tuo blog. Perché sì.

    Laila

    Ps: ti seguo da un pò, ma non mi sono mai fatta sentire. Cercherò di fare meglio ma sono una lettrice pigra, quindi non faccio promesse!

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    1. Oh! Addirittura? *_*
      Di stroncature del genere non ce ne sono tantissime sul blog (ancora), anche perché per fortuna non mi capita poi così tanto spesso di essere tratta in inganno da un libro come mi è capitato stavolta. Anche sforzandomi, non sono riuscita a trovare nulla di buono, e ancora sono sconvolta dall'aver scoperto che

      a) su Goodreads e su aNobii la gente ha valutato Distorted Fables quasi esclusivamente con quattro o cinque stelline, e
      b) c'è chi l'ha paragonato a L'eleganza del riccio.

      MA COME SE FA

      Comunque spesso e volentieri faccio la lurker anch'io... però tu continua a commentare, che ̶i̶ ̶c̶o̶m̶p̶l̶i̶m̶e̶n̶t̶i̶ i dibattiti mi piacciono! 😆

      Scherzo, grazie ancora 😊

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    2. Le opinioni sui romance in generale le trovo spesso e volentieri piuttosto inaffidabili. C'è un vero e proprio blocco di lettrici che leggono ESCLUSIVAMENTE romance che quindi hanno un senso critico "racchiuso" nei limiti del magico mondo dell'amore letterario. E io sono un tipo che spazia molto tra i generi -mi annoio facilmente- e quindi spesso e volentieri stronco questi romantici perché seguono uno schema ripetitivo e spesso e volentieri noioso. Ma ho trovato anche delle belle storie, come quella di "Le Confessioni del Cuore". Comunque penso proprio che metterò Distorted Fables nella mia wishlist. Così potrò gustarlo e criticarlo come si deve :D

      E per quanto riguarda il paragone con L'eleganza del riccio... non l'ho mai letto, ma da quello che so penso che ci voglia MOLTISSIMA fantasia per fare un paragone simile.

      Ma comunque. Alla prossima :3

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  2. Ho iniziato a seguirti su IG un po' di tempo fa perché i tuoi scatti librosi mi piacevano da morire. Poi ho scoperto che avevi un blog e quindi ho iniziato a seguirti anche qui silenzionsamente. Leggendo questa tua recensione, in alcuni momenti, mi è venuto da sorridere anche se da sorridere non c'è proprio nulla quando ti trovi a dover scrivere male di un libro in cui hai investito tempo e denaro e da cui ti aspettavi una lettura che fosse quanto mai piacevole. A farmi sorridere è proprio il tuo stile di scrittura, so che sembra brutto dirlo, ma mi sono divertita (distorted mind, più che fables).
    Tra l'altro l'ambientazione mi ha ricordato molto Il senso dell'elefante di Marco Missiroli. Anche lì abbiamo il custode di una palazzina milanese e un sacco di personaggi troppo accentuatati, quasi surreali. Però, a me era piaciuto molto.

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    1. L'idea del condominio e di tutto l'insieme di personaggi molto diversi fra loro è stato uno dei motivi che mi ha portato a questo libro, mi aspettavo dinamiche divertenti e frizzanti e invece LA NOIA.

      Troppi complimenti, arrossisco! xD
      (Grazie 💛 )

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