7.4.17

• Recensione •
La chimera di Sebastiano Vassalli

• Autore: Sebastiano Vassalli
• Titolo: La chimera
• Editore: Rizzoli
• Data di pubblicazione: I ed. 1990
• Pagine: 361
• Formato: copertina rigida
• Prezzo: € 15.00
• eBook: € 6.99
• Dove: Amazon.it
Nel 1610 Zardino è un piccolo borgo immerso tra le nebbie e le risaie a sud del Monte Rosa. Un villaggio come tanti, e come tanti destinato a essere cancellato senza lasciare tracce. C'è però una storia clamorosa, soffocata sotto le ceneri del tempo, che Sebastiano Vassalli ha riportato alla luce: la storia di una donna intorno alla quale si intrecciano tutte le illusioni e le menzogne di un secolo terribile e sconosciuto. Antonia, una trovatella cresciuta nella Pia Casa di Novara, un giorno viene scelta da due contadini e portata a Zardino, dove cerca di vivere con la fede e la semplicità che le hanno insegnato le monache. Ma la ragazza è strana, dice la gente. Perché è scura d'occhi, pelle e capelli, come una strega, e una volta è svenuta al cospetto del vescovo Bascapè, l'uomo che doveva diventare Papa e che si è messo in testa di trasformare in santo chiunque abiti quelle terre. E poi perché Antonia è bella, troppo bella, ed è innamorata, ed è indipendente: in lei ci dev'essere per forza qualcosa di diabolico... Vassalli illumina gli angoli più oscuri di un secolo senza Dio e senza Provvidenza, ricostruendo un episodio che è stato crocevia di molti destini e che, in un turbine di menzogne e fanatismi, ci dice molto di come si è formato il carattere degli italiani.
Recensione
Non so voi, ma io già odio, odio profondamente quei libri che non mi prendono, che proprio non riescono a piacermi e che mi fanno perdere un sacco di tempo perché mi rallentano da morire (perché, chiaramente, la sottoscritta non può mica abbandonare un libro a metà, nossignore. Masochista fino alla fine.). Vi lascio immaginare quali livelli raggiunga il mio nervosismo quando questo scherzetto me lo fa un libro per cui le mie aspettative erano parecchio alte, come nel caso de La chimera di Sebastiano Vassalli. Vi dico solo che, aggiornando Goodreads, ho scoperto che 'sto benedetto libro mi ha tenuta incagliata quasi un mese. Inutile che vi dica quanto in basso sia precipitata la mia mandibola.
Pensavo, povera stolta: il titolo mi incuriosisce, ha vinto il premio Strega, la trama sembra interessante, un processo per stregoneria d'inizio 1600 nel Nord Italia... figata, giusto? SBAGLIATO.


Fin dalle prime pagine la lettura stenta ad ingranare, a causa sia della partenza lenta sia del pesante, PESANTISSIMO stile dell'autore, che se all'inizio non appassiona, a metà libro si fa odiare e verso la fine praticamente quasi ti implora di chiudere tutto e nascondere il volume nei recessi di una libreria qualunque.
Il punto è che i primi capitoli ingannano, invogliano a continuare perché sono quasi completamente incentrati sui primi anni di vita di Antonia, un'orfana "esposta", abbandonata in un convento di monache. Si è quindi portati a pensare che l'intero romanzo si concentrerà su di lei, sulla sua maturazione dopo essere stata adottata da una coppia di Zardino, un paesino del Novarese, e sui vari ed eventuali incidenti di percorso che condurranno poi inevitabilmente all'accusa di stregoneria, cui l'autore accenna fin da subito.

Queste aspettative vengono invece, appunto, disattese. Innanzitutto l'intero libro è infarcito di descrizioni prolisse su preti, vescovi, territorio di Novara, litigi fra paesani, personaggi pittoreschi del luogo, tutta roba che poco ha a che fare con le vicissitudini di Antonia. Tutto ciò servirebbe sicuramente, in misura MOLTO minore, ad inquadrare il contesto storico, geografico e culturale, ma in questo caso riesce solamente ad esasperare il lettore con particolari poco rilevanti che portano ad un inevitabile calo d'interesse per la vicenda principale... o perlomeno per quella che si pensa essere la vicenda principale.


Già, perché in realtà la maggior parte dei capitoli sono completamente incentrati su Chiesa, uomini di Chiesa, diocesi, parrocchie, beghe fra preti, invidie fra vescovi, intrighi e truffe con false reliquie e via discorrendo. Piccola nota piacevole: il sottile sarcasmo con cui l'autore - onnisciente e fin TROPPO presente - tratta queste dinamiche parecchio terrene e profane che regolano i rapporti fra i vari sant'uomini, per i quali in realtà tutto è occasione di commercio e guadagno.
Con Don Teresio non c'era modo di sbagliarsi, la musica poteva anche cambiare ma la canzone era sempre la stessa: soldi, soldi... Dovunque si trovasse quel Paradiso di cui lui parlava ogni domenica e ogni giorno, la strada per arrivarci era lastricata di soldi: e chi più ce ne metteva, più ci andava comodo e in carrozza. Soldi, soldi: in parte riscossi come dovuti, in parte sollecitati come libere donazioni, in parte dati per espiare qualche colpa, e salvar l'anima.
Altra questione ampiamente trattata è la quotidianità a Zardino, in cui, com'è sempre accaduto e come ancora accade nei paeselli, gli unici svaghi consistono in pettegolezzi - fin troppo spesso intrisi di cattiveria -, sesso e, appunto, religione.
Ma come, la religione uno svago? Decisamente, dato che in questo periodo gli uomini di Chiesa, che si sforzano di apparire come figure spirituali in odore di santità, assomigliano in realtà più ad imbonitori che ricorrono ad ogni espediente retorico per attirare la folla nelle piazze pardon, in parrocchia. Qualsiasi mezzo, qualsiasi minaccia di terribili punizioni nell'aldilà sono leciti per aumentare introiti e guadagni. Gli sforzi dei preti di infondere timore di Dio nella gente sono tali che spesso si scade nel ridicolo, tant'è vero che il più delle volte i paesani rimangono interdetti e trovano difficoltà a comprendere tanto fervore, ritenendo più importante il trovare un modo di sopravvivere giorno per giorno, o comunque di affrontare e possibilmente superare vari problemi molto più pressanti e concreti.


Tornando infine alle invidie ed ai pettegolezzi, in questo caso si concentrano proprio su Antonia, molto bella fin da piccola ("inconcepibile" per un'esposta qualunque), che addirittura - sacrilegio! - ispirerà un pittore del luogo per la realizzazione di una rappresentazione della Madonna. Le invidie si trasformeranno in vero e proprio odio, e Antonia sarà maltrattata, additata, emarginata, fino a quando non deciderà di ribellarsi a tutti questi inutili pregiudizi dettati dall'ignoranza. La sua unica colpa, da qui in poi, sarà quella di aver iniziato a ragionare con la propria testa, mettendo in discussione ciò che era impensabile mettere in discussione, cioè proprio quell'Istituzione ormai millenaria e la sua credibilità. Così facendo, entrerà nel mirino della Santa Inquisizione, per la quale bastava essere donne e poco altro per guadagnarsi un processo per stregoneria, a causa di irrazionali ed ataviche paure e di chissà quali turbe sul sesso e sulla sessualità femminile.
All'inizio del Seicento, invece, le voci nascevano per intero dalle ossessioni e dai livori di chi le metteva in circolazione e si diffondevano in un solo modo, da bocca a orecchio; ma il risultato finale non aveva poi niente da invidiare a quello di oggi, perché quelle voci passavano con grandissima rapidità da una stalla all'altra intrecciandosi con altre voci d'altre stalle, d'altri villaggi, d'altri inverni: formavano un tessuto inestricabile di menzogne e di mezze verità, un delirio verbale di tutti contro tutti che finiva sempre per sovrapporsi alla realtà, condizionandola, nascondendola, determinandone sviluppi imprevedibili; fino a diventare, esso stesso, la realtà.
Voto

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