
Siamo sinceri: quante volte, mezzi increduli mezzi sconsolati, ci siamo posti questa domanda, fra diritti non riconosciuti, family day, mammine pancine del Signor Distruggere e chissà quante altre amenità? La maggior parte delle volte, il richiamo al Medioevo scatta automatico quando si dibatte su questioni di genere e sulle condizioni di vita delle donne. Ma quanto ne sappiamo davvero? A parte supposizioni e deduzioni tratte dallo studio di questo periodo storico, riusciamo davvero ad immaginare quale potesse essere la quotidianità di una donna vissuta nel XII, XIII, XIV secolo?
Leggendo Donne in fuga. Vite ribelli nel Medioevo di Maria Serena Mazzi è possibile avere una percezione quasi tangibile del filo sottile ma resistentissimo che congiunge le esistenze di tutte le donne, dalla notte dei tempi: una lunga storia costellata di violenze, soprusi, umiliazioni, ma anche di ribellione e continui tentativi, il più delle volte disastrosi, di conquistare la propria libertà o anche solo di assaggiarne un pezzettino. In una realtà maschilista e patriarcale in cui le convenzioni sociali e le consuetudini, alimentate dalle credenze religiose, erano più forti della legge, l'unica possibilità che le donne avevano per sottrarsi a situazioni insostenibili causate da sciocche regole non scritte, padri padroni, mariti violenti, era la fuga.
