Recensione 🖋 E l'eco rispose - Khaled Hosseini

E l'eco rispose Khaled Hosseini
Beccare una sfilza di tanti, troppi libri mediocri, deludenti, poco appassionanti o, senza farla tanto lunga, semplicemente BRUTTI, mi porta immancabilmente a sprofondare in un periodo in cui la lettura smette di essere un passatempo piacevole, nessuna storia mi attrae più di tanto e di conseguenza, purtroppo, il blog ne risente.
Il rimedio, mi chiedete? Andare sul sicuro, vi dico!
Tempo fa avevo letto lo stupendo Mille splendidi soli di Khaled Hosseini, mi aveva lasciata a bocca aperta e sapevo che un altro dei suoi romanzi avrebbe potuto sicuramente salvarmi da questa fase MEH. Figuriamoci quindi se avrei mai potuto lasciarmi scappare uno scambio su AccioBooks col quale accaparrarmi il suo E l'eco rispose!

E l'eco rispose Khaled Hosseini
E l'eco rispose Khaled Hosseini
Piemme • 21 giugno 2013
rilegato • 456 pagine • € 19.90 • amazon.it
Come volevasi dimostrare, le aspettative non sono state minimamente tradite. Sebbene non arrivi completamente al livello di Mille splendidi soli (Il cacciatore di aquiloni per ora mi manca), l'abilità di Hosseini di legare il lettore alle pagine dei suoi romanzi rimane la stessa.

Partendo dagli anni 50, quando l'Afghanistan era ancora una monarchia e viveva un periodo di stabilità e tranquillità grazie al regno di Mohammed Zahir Shah, passando per l'invasione sovietica (1979-1989) fino alla guerra civile fra fazioni di mujāhidīn tuttora in corso, ci spostiamo dal villaggio di Shadbagh a Kabul, fino agli Stati Uniti, all'isola greca di Tinos e a Parigi seguendo le vicissitudini di personaggi caratterizzati alla perfezione, le cui vite si incrociano, si sfiorano, si separano e si ritrovano, forse per caso o forse perché quella era la destinazione cui inevitabilmente le loro strade li avrebbero portati.
Una storia è come un treno in corsa: in qualunque punto sali a bordo, prima o poi arrivi a destinazione.
Bill Podlich Ragazze afghane 1960
© Bill Podlich, Ragazze afghane, 1960

E così conosciamo Abdullah, che dopo la morte della madre vive quasi in simbiosi con la piccola e adorabile Pari col sorriso con "la finestrella", l'egoista ed eternamente insoddisfatta Nila, il silenzioso Suleiman, Markos con il suo irrefrenabile desiderio di lasciare tutto e girare il mondo con la sua macchina fotografica, Idris ed i suoi buoni propositi nati alla vista degli orrori della guerra civile in Afghanistan ma dimenticati non appena si riabitua alla vita occidentale al ritorno negli USA...
Il suo tempo a Shadbagh era contato, come quello di Shuja. Ora lo sapeva. Qui non c'era più niente per lui. Non una casa. Avrebbe aspettato che finisse l'inverno e che tornasse il tepore della primavera, e un giorno si sarebbe alzato prima dell'alba e sarebbe uscito di casa. Avrebbe scelto una direzione e si sarebbe messo in marcia. Si sarebbe allontanato dal villaggio quanto glielo avrebbero permesso le gambe. E se un giorno, attraversando una distesa immensa, fosse stato preso dalla disperazione, si sarebbe fermato, avrebbe chiuso gli occhi e avrebbe pensato alla piuma di falco che Pari aveva trovato nel deserto. Avrebbe immaginato il momento in cui la piuma si era staccata dall'uccello, in alto tra le nubi, mezzo miglio al di sopra della terra, piroettando e volteggiando, trascinata da violente correnti, scagliata per miglia e miglia di deserto e di montagne da furiose folate di vento per atterrare infine, a dispetto di tutto, in quell'unico posto, ai piedi di quel masso, perché sua sorella la raccogliesse. Allora si sarebbe meravigliato che cose simili potessero accadere e questo gli avrebbe dato speranza. E, pur non facendosi illusioni, si sarebbe rincuorato, avrebbe aperto gli occhi e avrebbe ripreso il suo cammino.
In questo romanzo c'è tutto: abbandoni, ricerca delle proprie radici o del proprio vero io, ribellione al patriarcato, lealtà, sentimenti mai confessati, verità taciute per decenni, saudade, rapporti conflittuali genitori-figli (che seguono più o meno sempre lo stesso schema indipendentemente dalla latitudine e dalla cultura in cui ci si ritrova immersi per puro caso), meschinità, legami che restano indissolubili a dispetto degli anni e dei kilometri di distanza... e tanto, tanto altro, per un magone assicurato e lettura compulsiva fino alle ore piccole.

Jerden Swolfs Kabul Streets of the World
© Jerden Swolfs, Kabul @ Streets of the World
Voto
L'autore
Figlio di un diplomatico e di un'insegnante, Khaled Hosseini è nato nel 1965 a Kabul e in seguito si è trasferito con la famiglia negli Stati Uniti, dove ha studiato medicina, esercitando per qualche anno la professione di medico. Ora è uno degli scrittori più letti e amati dell'ultimo decennio, autore di due romanzi bestseller, Il cacciatore di aquiloni e Mille splendidi soli, che hanno venduto 4 milioni di copie in Italia e 38 milioni in tutto il mondo. Hosseini è anche inviato dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati e ha dato vita alla Khaled Hosseini Foundation, un ente non profit che fornisce assistenza umanitaria alla popolazione afghana. Vive con la moglie e i due figli a San José, in California.

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