19.5.17

• Quote of the Week #15 •

Buonasera, lettori!
Anche se un po' in ritardo, è comunque venerdì, giorno del Quote of the Week!
Ogni venerdì, per chiudere in bellezza una settimana di impegni e stress e prepararsi al weekend con un po' di sano filosofeggiamento, posterò una o più citazioni particolarmente interessanti e profonde - ma anche no - tratte dalle mie letture dei giorni precedenti!
Controindicazioni: Attenzione. Maneggiare con cautela. Il rischio di passare venerdì e sabato sera ad interrogarsi su chi siamo, perché siamo, dove andiamo e da dove veniamo è concreto. Si consiglia, dopo la somministrazione, l'ascolto di canzoni MOLTO pop o la visione di film o programmi TV moderatamente trash, per controbilanciare l'elevato grado di intellettualitudine di questi post. Si prega di non considerare la sottoscritta responsabile di eventuali conseguenti sbornie tristi.

Per questo venerdì ho scelto Borderlife di Dorit Rabinyan, libro che sto leggendo proprio in questi giorni (come chi mi segue su Instagram avrà potuto notare 😁) e che mi sta piacendo veramente tanto! È la storia d'amore fra Liat e Hilmi, un'israeliana ed un palestinese. Il loro è un rapporto travagliato e gravato dal fardello del conflitto arabo-israeliano... Ma ve ne parlerò meglio a tempo debito. Ora vi lascio al brano di oggi, spero vi piaccia! 😊
Avevo iniziato ieri senza uno scopo preciso, un'email di poche righe a mia sorella, in risposta alla sua, che non ero riuscita a terminare e che oggi, quando sono tornata al computer e ho ripreso a scrivere, è diventata qualcos'altro, di più impellente, persino poetico. Sono stata presa da una specie d'ispirazione narrativa, una lucidità cristallina, e di pagina in pagina le parole si componevano tanto che a un certo punto ho capito che non stavo scrivendo a Iris, che non era lei ma io la destinataria di quella lunga lettera, come una sorta di saluto a una me stessa futura, ancora ignota, a una me stessa ormai tornata in Israele, nella sua vita a Tel Aviv, una che un giorno aprirà questo file e leggerà queste cose, e a posteriori forse capirà meglio di me adesso quello che mi sta succedendo in questi giorni folli e belli. Si ricorderà di noi come eravamo una volta, a New York, nello studio di Hilmi a Brooklyn, leggerà e si ricorderà che nel dicembre del 2002 stavo lì sul suo divano e, come l'uccellino era rimasto per tutto il pomeriggio sul davanzale della finestra, osservavo me stessa mentre lo amavo e scrivevo queste cose.
Dorit Rabinyan
Borderlife

Longanesi • 28 aprile 2016
rilegato • 373 pagine
€ 16.90 • amazon.it
È autunno, a New York. Il secondo senza le Torri. Liat ha appena conosciuto Hilmi e gli cammina accanto nel pomeriggio che imbrunisce, mentre pensa: Non hai già abbastanza guai? Fermati, finché puoi! Ma fermarsi non può, perché, nonostante le ferite, la magia della Grande Mela è ancora intatta, e Hilmi ha gli occhi dolci e grandi, color cannella, riccioli neri e un sorriso infantile che spezza il cuore. Lei è di Tel Aviv, fa la traduttrice e si trova negli USA grazie a una borsa di studio. Ha servito nell'esercito e ama la sua famiglia (Che cosa penserebbero, se lo sapessero?). Lui vive a Brooklyn e fa il pittore, e nei suoi quadri c'è sempre un bimbo che dorme e sogna il mare, quel mare di cui da ragazzo poteva cogliere appena un lembo, da lassù, al nono piano di un palazzo di Ramallah. Che questo amore sia un'isola nel tempo, si dice lei. Un amore a cronometro, un amore a scadenza, la stessa indicata sul visto, la stessa impressa sul biglietto del volo di ritorno per Israele, verso la vita reale. Finché, mentre oscillano tra l'ebbrezza della libertà e il senso di colpa, scoprendosi accomunati dalla nostalgia per quello stesso sole e quello stesso cielo, la vita reale non bussa davvero alla loro porta...

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