1.4.16

Quote of the Week #8

Buon venerdì e buon QotW, lettori!
Innanzitutto mi inquino [cit.] e mi pento e mi dolgo per aver lasciato un po' impolverare il blog nei giorni scorsi, saltando un paio di rubriche e rimandando qualche recensione che avrei già voluto pubblicare. Fra festività, università e novità (trallallà), i giorni sono volati e i libri hanno dovuto attendere.
Tuuuuttavia la nuova veste del blog è quasi pronta, e tutto sta (quasi) per tornare alla normalità! Intanto vi lascio queste due citazioni tratte da Il nome della rosa di Umberto Eco, ancora in lettura ma lì lì per essere terminato.
Fatemi sapere cosa ne pensate!

Sino ad allora avevo pensato che ogni libro parlasse delle cose, umane o divine, che stanno fuori dai libri. Ora mi avvedevo che non di rado i libri parlano di libri, ovvero è come se si parlassero fra loro. Alla luce di questa riflessione, la biblioteca mi parve ancora più inquietante. Era dunque il luogo di un lungo e secolare sussurro, di un dialogo impercettibile tra pergamena e pergamena, una cosa viva, un ricettacolo di potenze non dominabili da una mente umana, tesoro di segreti emanati da tante menti, e sopravvissuti alla morte di coloro che li avevano prodotti, o se ne erano fatti tramite.
Il bene di un libro sta nell'essere letto. Un libro è fatto di segni che parlano di altri segni, i quali a loro volta parlano delle cose. Senza un occhio che lo legga, un libro reca segni che non producono concetti, e quindi è muto.
Per farmi perdonare, ecco un panda.
Un panda rende tutti più buoni.
Soprattutto se si diverte con una sedia girevole.

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